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Il valore dell' inutile

Il valore dell' inutile

Oct 21
4 min read

L'Asse dell'Inutilità: La Quercia di Zhuangzi e la Mistica dello Strumento

Il Metro Tecnico e l'Ermeneutica del Valore

La misurazione del reale attraverso il prisma della spendibilità immediata costituisce uno dei tratti fondativi dell'agire umano. L'occhio tecnico decompone l'oggetto in funzione dell'uso: una foresta cessa di esistere come ecosistema per convertirsi in metri cubi di legname; un corso d'acqua diviene energia cinetica da imbrigliare. L'ente che non offre una resa materiale viene rubricato sotto il segno del disvalore, dello scarto, dell'inservibile.

Nel IV secolo a.C., il pensatore taoista Zhuang Zhou affronta questa distorsione ontologica nel Zhuangzi attraverso l'incontro tra il maestro falegname Shi e la quercia secolare del villaggio di Qubu. Le dimensioni della pianta superano ogni misura consueta: un tronco che esige l'abbraccio congiunto di decine di persone e una chioma capace di proiettare ombra su armenti interi.

Davanti a tale maestosità, gli apprendisti rimangono attoniti; il maestro artigiano prosegue il cammino senza rallentare il passo. Interpellato dai discepoli, Shi formula una diagnosi perentoria: l'albero è privo di valore economico. Il fusto nodoso produrrebbe imbarcazioni destinate ad affondare, le assi marcirebbero se interrate come sarcofagi, gli stipiti colerebbero resina e le travi strutturali diverrebbero pasto immediato per i tarli. Il responso della perizia tecnica è definitivo: si tratta di legname scadente (caimu), inadatto a qualsiasi impiego.

La Ragione dell'Albero: L'Apparizione Onirica

Il ribaltamento di prospettiva si compie nella sfera del sogno. Durante la notte, la quercia appare al falegname e ne decostruisce l'impianto assiologico, mettendolo a confronto con gli alberi fruttiferi: meli, peri, aranci, arbusti da giardino.

Queste specie pagano la propria utilità con la violenza sistematica. Quando i frutti maturano, gli uomini ne spogliano le chiome, ne recidono i rami e ne strappano le articolazioni vitali. L'utilità funzionale li condanna alla mutilazione precoce: non completano il loro ciclo naturale perché la capacità di soddisfare un bisogno altrui attira l'ascia, il saccheggio e la fine prima del tempo.

La quercia rivendica una scelta opposta: la ricerca metodica della non-utilità (wuyong). Nel dialogo con l'artigiano, l'albero spiega di aver perfezionato la propria apparente inadeguatezza materiale fino a trasformarla in scudo vitale. Se la pianta si fosse mostrata docile alle lavorazioni dell'ebanisteria o all'alimentazione delle fucine, sarebbe stata abbattuta in gioventù. La deformità anatomica, il groviglio di nodi e la pessima resa termica del legno costituiscono l'armatura che ne ha preservato l'esistenza.

La Dialettica di Wuyong zhi Yong: Salvezza e Autonomia

L'apologo introduce il principio di wuyong zhi yong, l'utilità dell'inutile. Il concetto non si risolve in un elogio della sterilità o dell'inerzia, bensì opera una distinzione radicale tra due ordini di valore:

  • L'Utilità Strumentale (Eteronomia): L'ente definisce la propria ragion d'essere in funzione di scopi esterni, subordinandosi all'apparato che ne decide estrazione, lavorazione e consumo. L'essere esiste come mezzo per fini altrui.

  • L'Autoconservazione Ontologica (Autonomia): L'ente salvaguarda la propria conformazione naturale (ziran), sottraendosi alla quantificazione mercantile. L'assenza di funzione specifica garantisce lo sviluppo integro della propria potenza d'essere.

L'inutilità pratica agisce come barriera contro l'asservimento. Sfuggendo ai cataloghi delle materie prime, la quercia si colloca al di fuori dell'interesse dell'apparato produttivo. Il suo valore non è assente, ma inaccessibile alle unità di misura del mercato: genera un microclima, offre ombra ai viandanti, accoglie colonie di viventi e stabilizza la terra.

La Parabola del Servo Inutile e la Strumentalità Evangelica

L'intuizione taoista trova una convergenza teologica ed etica nella tradizione evangelica e francescana. In apparenza, l'esortazione a farsi "strumento" potrebbe sembrare una resa alla funzionalità tecnica. Nel pensiero cristiano delle origini, tuttavia, lo strumento assume un significato capovolto.

Il punto d'innesto risiede nella formula evangelica di Luca (17, 10): "Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare". Il termine greco originale, achreioi, non qualifica un individuo inetto o privo di dignità; indica colui che agisce senza ricavare un utile personale, senza vantare crediti né pretendere ricompense da spendere nel consorzio sociale.

L'uomo non è proprietario dell'azione salvifica: ne è il tramite. Una volta compiuto il gesto, il servo non accumula meriti su cui edificare pretese o posizioni di potere; si ritrae nudo, riconsegnandosi alla gratuità originaria dell'essere.

Lo Strumento di Pace: Il Flauto Vuoto di Francesco d'Assisi

Nella tradizione francescana, la celebre invocazione a diventare strumento di pace esclude del tutto il concetto di attrezzo da lavoro. L'attrezzo della forgia o dell'officina serve a produrre oggetti, si usura nell'impiego e viene rottamato quando perde efficienza.

Lo strumento di cui parla Francesco somiglia invece a una canna forata: produce armonia solo a patto di restare vuota al suo interno. Qualora si riempisse di calcolo, rivalsa o ambizione personale, l'aria non potrebbe attraversarla. La minoritas e la scelta della povertà radicale incarnano la decisione di rendersi inassimilabili al nascente ordine mercantile e corporativo. Francesco rifiuta di farsi ingranaggio funzionale per la società del profitto; si sottrae all'uso mondano per rendersi permeabile al divino.

La dialettica tra l'albero di Zhuangzi e la povertà evangelica rivela un terreno comune:

  • L'Utilità Mercantile: Mira all'accumulo di credito, alla visibilità e al profitto; espone l'individuo al logoramento dell'ascia o all'usura del consumo.

  • La Strumentalità della Grazia: Agisce senza trattenere nulla per sé, compie l'opera e si ritrae nella trasparenza; protegge l'integrità interiore proprio perché rifiuta di farsi quantificare.

La quercia nodosa sopravvive perché non si piega alle forme del mobilio; il servo evangelico custodisce la propria libertà perché non vende il proprio agire all'aritmetica dei debiti e dei crediti. Entrambi eludono la morsa del possesso, testimoniando che la statura più autentica dell'essere comincia esattamente dove cessa ogni pretesa di rendimento.

 
 
 

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